La ncegna e i sistemi di irrigazione e canalizzazione dell’acqua

La “ncegna”, termine che deriva da “ingegno”, rappresenta uno dei punti più alti raggiunti dall’architettura rurale locale, ancora più dell’utilizzo di pozzi, cisterne e acquari.

La ‘ncegna’ fu una piccola rivoluzione in tutto il Salento, perché applicò alla raccolta e alla distribuzione dell’acqua il principio del mulino, con la classica leva, l’asse di legno e le due ruote attivate e trainate dagli animali (muli, asini e cavalli) invece che dall’uomo.

Grazie a questo strumento non solo l’approvvigionamento dell’acqua divenne un procedimento meno faticoso, ma anche più diffuso: l’acqua infatti veniva pompata direttamente dal suolo e da lì portata nei luoghi di lavorazione agricola e nei campi, anche in quelli di ortaggi, che com’è noto richiedono molta acqua.

"Grazie a questo strumento non solo l’approvvigionamento dell’acqua divenne un procedimento meno faticoso, ma anche più diffuso."

Tutto questo attraverso un semplice e quanto mai funzionale sistema di irrigazione idraulico che sfruttava la gravità per portare l’acqua dalla stessa ‘ncegna’ (come dalle cisterne e dall’acquaro) mediante un canaletto di pietra che poi si ramificava in altri canali più piccoli.

In base alle disponibilità economiche delle famiglie, sia la ‘ncegna’ che sistemi di irrigazione e canalizzazione potevano prendere le dimensioni di veri e propri impianti idrici, il cui funzionamento basilare è in uso ancora oggi.

Rispetto ad oggi, però, va ricordato come in particolare i canali fossero perfettamente integrati all’interno di altri elementi architettonici e decorativi dell’abitato (soprattutto cornici e colonne), soluzione che dava un’idea di coerenza estetica e visiva. Insomma, si trattava di piccoli capolavori di design rurale, che sarebbe interessante recuperare.

(Foto di Alessando Rodia)

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